sabato 17 marzo 2012

Infiltrato speciale





Ho parlato di fede la settimana scorsa, dopo aver visto "Submerged". Ho parlato di fede per Steve-o perchè ogni tanto ti mette davanti a prove difficili da superare, come Indiana Jones nel tempio che deve passare la prova del penitente, la parola di Dio e il salto della fede e poi arriva al Santo Graal.

Ho parlato di fede perchè prima della vittoria viene la tentazione e più è forte la tentazione, più è grande la vittoria da conquistare (e ovviamente parlo della tentazione di cambiare canale con "Submerged")

Ho resistito, ho avuto fede e sono stato premiato con l'ultimo film per il cinema di Steve-o, "Infiltrato Speciale". E visto che parliamo di fede, ecco 10 comandamenti per superare l'apertura delle mani seagaliane:

1) È un film per il cinema part I: la trama risulta comprensibile quasi da subito. Steve-o è Sascha Petrosevich, un agente infiltrato dell'FBI con il compito di attirarsi le grazie del boss Sonny Eckvall, a cui riesce ad arrivare grazie all'amicizia che ha stabilito con Nick, il tipico criminale di strada. Dimenticate questo boss, accade tutto troppo in fretta perchè possiate capire subito. Sparatoria, pim pum pam! Steve si ritrova con l'amico Nick nel nuovo carcere di Alcatraz, di cui ne parlano come il luna park del paese, dove stanno per giustiziare un omino che ha nascosto 200 milioni di dollari in lingotti d'oro nel solito posto sperduto. Arrivano i cattivi, ovvero i soliti terroristi spietati che vogliono farsi dire da quest'omino dove ha nascosto i soldi e allora prendono in ostaggio la giudice che deve assistere al'esecuzione e bla bla bla bla (era bello una volta scrivere due righe e riassumere tutto).

2) Inizia come i migliori videoclip dei rapper gangsta milionari che parlano del ghetto e ti urlano "Put your hands up! Up! Up! Up!": pallottole, tamburi della pistola che girano, la musica rap in sottofondo e cinque tizi che scendono da una macchina alla ricerca di qualcuno. Quel qualcuno è Steve-o (ancora con i veri capelli), che dorme con le mani sul petto, la pistola sul comodino e come sente la serratura si alza al volo con la pistola spianata.
Steve deve entrare in questa banda di criminali dell'Europa dell'est, ma per capire se è un infiltrato o meno viene sottoposto alla macchina della verità portatile. Poveri stolti, Steve-o può fare tutto, anche cambiare le sue funzioni vitali mentre il boss lo minaccia con il coltello.

3) A questo punto partono i titoli di apertura e c'è davvero quella meravigliosa scena parodia di Fast & Furious dove viene riciclata due volte la scena di Steve che sorride ma con un doppiaggio diverso. Inverosimile, inverosimile non il riciclaggio della scena ma Steve che guida agilmente una macchina sportiva che manco è su misura (tipo che passa fra un camion e un treno col gioco di piedi e mani). Poi c'è Nick che gli dà lezioni di slang: “Dì ok come lo dico io, ok?” “Ci provo ma non mi riesce bene”. Poi arrivano in questo garage, arriva l'FBI che fa saltare tutto e Steve viene ferito quasi mortalmente nella sparatoria. Resta morto per 20 minuti, i soliti flashback della solita moglie che o è morta o l'ha mollato, e poi muove velocemente il piedino. Tutto questo e non siamo neanche a 10 minuti.

4) Arrivato ad Alcatraz, Steve si ritrova con una bandana nera in testa che praticamente ha il compito di simboleggiare quell'evidente cosa fondamentale che non c'è: il cappottone. Nonostante tutto al posto del cappottone ha il camicione premaman blu e un ginocchio al titanio.

5) È un film d'azione, nessuno lo mette in dubbio, ma c'è spazio anche per l'unico argomento di conversazione rimasto a Paolo Brosio: Dio. L'uomo che ha nascosto i 200 milioni di dollari e sta per morire ha ritrovato Dio, allora convoca Steve-o e gli chiede: "Dai tu che quella volta sei morto da 20 minuti, com'è lassù? È vero che i parenti ti vengono a prendere?" il silenzio di Steve-o vale più di mille tesi scientifiche. Poi però Steve lo guarda e gli dice che Dio lo perdonerà. Capito? Prima resta in silenzio sull'aldilà e poi dice che Dio lo perdonerà. Steve è il supplente di Dio, perchè lui le cose non le vede e non le sente ma le percepisce.

6) C'è davvero la summa delle abilità di Steve: resuscita un poliziotto premendogli sul petto il manganello elettrico, si cuce le ferite da proiettile da solo, si butta sulle finestre o sulle porte a vetri per proteggersi dalle pallottole, ovviamente senza nessun graffio, mena i terroristi con una sola mano, concedendosi di tanto in tanto un calcio o li mena aggrappato alle catene. In una scena in cui un elicottero dei cattivi si schianta contro il soffitto del padiglione carcerario, Steve-o per comunicare via radio con gli agenti FBI deve raggiungere l'elicottero. Bene, come lo raggiunge? Arrampicandosi sulla corda e in quel momento ben preciso si può notare che la persona che sta scalando è almeno la metà di Steve-o. E qui arrivate alla conclusione che grossa parte del budget è stato speso per le controfigure

7) È un film per il cinema part II: le armi sono verosimili, le pallottole ci sono e si vedono anche a terra, la gente mira bene quando spara, ci sono i rallenty alla Matrix e Steve-o è costretto a rigirare le scene per la recitazione e a ricaricare la pistola.
In un home video tutto questo non sarebbe mai successo, in un home video la parola d'ordine è: buona la prima!

8) Lo scontro si delinea bene nella seconda parte del film: Steve-o feat neri del ghetto e comandante supremo che poi li dirige dall'elicottero del padiglione vs terroristi cattivi e avidi di denaro che hanno le mandibole contate.

9) Momento nostalgia in cui Steve-o dice a Nick perchè si è infiltrato e perchè ha conquistato la sua fiducia: il boss Sonny gli ha ucciso la moglie “la parte migliore di lui” e lui ne parla con la bandana nera in testa, come se simboleggiasse un lutto perpetuo. A certe cose sono sensibile, perchè lui poi non cambia manco espressione quando lo dice.

10) Finalone in cui dico solo che ci sono due elicotteri sospesi in aria a migliaia di metri d'altezza, i cattivoni buttano giù la giudice e Steve-o si butta in picchiata dall'elicottero per recuperarla. Finalone in cui si recuperano i lingotti d'oro, Finalone in cui Steve vendica la moglie e arresta il boss. Finalone da “Evviva l'amicizia!”

Un ottimo film, non ai livelli della produzione home video perchè si sa, più Steve-o si mette e viene messo in ridicolo, più il film assurge a una dimensione epica e fuori dal tempo. L'unica pecca è il ruolo, sarebbe stata tutta un'altra cosa se avessero fatto fare a Steve il cuoco della prigione o quello che pulisce i cessi.

P.s. Ogni volta che vedo la pubblicità di "Viaggio A Medjugorje" spero sempre che sia un film in cui Steve c'ha la crisi mistica e va alla ricerca di Paolo Brosio per dargli due schiaffoni per conto della Madonna. Poi Steve si ribella alla Madonna e la Madonna per vendetta lo fa combattere contro Satana e lì sai che scontro, Aikido vs scorrettezze di basso livello.

Avanti così, Steve!


L'universo dei B-movie è vastissimo, composto di perle sotterranee e di personaggi dal genio smisurato. Ciro Ippolito, regista di "Alien 2 - Sulla Terra" con il nome Sam Cromwell, è il genio assoluto.
Tutto succede così: mi sono svegliato prima dell'alba (in parte perchè dovevo svegliarmi prima dell'alba e in parte perchè ho aperto gli occhi senza aver più sonno) e ho acceso la tv per il telegiornale degli inguaribili nottambuli.

Il canale però era già impostato su Rai Movie con "Alien 2 - Sulla Terra", quindi ho fiutato l'odore del trash e ho iniziato a vederlo.
Non mi concentro molto sul film al momento, praticamente è una rappresentazione sguaiata di "Alien", povera di effetti speciali (e su quel versante addirittura Steve-o, in "Black Thunder - Sfida Ad Alta Quota", che guida un aereo, seduto e stretto come se stesse su un bidet e con la faccia che gli esce dalla maschera, riesce ad essere credibile) e ambientato in una grotta sotterranea.

"Vabbè capirai" potreste dirmi, ma è la genesi del film, che ho cercato su internet, a meritare l'Oscar per il genio:

1) Ciro Ippolito sta montando l'ennesimo film sceneggiata napuletana e gli viene lo schiribizzo di girare un sequel di Alien. C'è però un problema: lui non ha mai visto Alien.

2) Si prende una pausa e si porta dietro il montatore al cinema a vedere Alien. Gli piace, esce dal cinema e vede un enorme poster di "Zombi 2" di Lucio Fulci e fiuta l'odore del sequel apocrifo.

3) Ciro convince il produttore Angiolo Stella. A questo punto annuncia a mezzo mondo, soprattutto alla rivista "Variety", che sta girando un sequel di "Alien" senza la minima idea di come farlo e di chi chiamare.
Al giornale arrivano mille richieste e la coppia Ippolito-Stella riesce a stringere un accordo con due distributori per l'estero, che decidono di finanziare il film in veste di coproduttori.

4) Questi pazzi mettono in mano alla coppia Ippolito-Stella ben 400 milioni di lire per le spese di produzione. I due se ne vanno in vacanza con le amiche, si comprono la macchina e tante altre cose, spendendo quasi tutto.

5) Ciro intuisce di essere un po' nella merda e in fase di pre-produzione prende uno sceneggiatore a caso e decidere di ambientare il film sotto terra, nel fantastico mondo della speleologia. Inizia a cercare una location gratuita ma entra in crisi perchè non sa bene dove ambientarlo.

6) Una sera piazza il culone sul divano e scova un documentario sulle Grotte di Frasassi. Eureka! Le spelonche! Ciro parte per la Jugoslavia a visitare alcune caverne, ma decide di scegliere le Grotte di Castellana in Puglia. Si fa dare un depliant, riesce a ingrandire le foto dei depliant e le mostra ai coproduttori, facendo credere a loro che queste foto fossero le scenografie cinematografiche allestite nel teatro di posa, grazie ai soldi investiti per il film.

7) Trova un cast (non si sa come) anche un regista che se ne va dopo una settimana. Ciro non si perde d'animo e contatta Marione Bava, che però è già impegnato in un altro film. Bava gli consiglia di dirigere il film e di usare la trippa per ricostruire l'Alien.

8) Ciro segue i consigli del Maestro, manda questo attrezzista di nome Bombardone a comprare la trippa e la posiziona intorno all'obiettivo per far credere che la cinepresa fosse l'occhio del mostro. Al fine di rendere realistica la cosa, usa le pompe mediche per sventolare la trippa.

9) Il nostro Ciro passa agli effetti speciali, che vengono creati in una cantina di un condominio a Roma. Cosa succede? Un po' per le urla degli attori e delle attrici e un po' per l'odore della trippa ormai rancida, tutta la troupe viene denunciata dai condomini e arrestata con l'accusa di omicidio e occultamento di cadavere.

10) Rimane solo una cosa, l'effetto sonoro dell'Alien. Come lo facciamo? Un mix fra un rantolo e una registrazione audio del tecnico di scena mentre sta russando.

Questo film fu un successo in Italia e all'estero e riuscì a recuperare tutti i costi di produzione.

Tutto questo è commovente, la testimonianza di un tempo in cui la creatività del dietro le quinte era sopra a ogni altra cosa, sopra la trama, la recitazione e gli effetti speciali. Grazie Ciro.

sabato 3 marzo 2012

Over and over and over again - Over The Top, 1987




Febbraio 1987 (e me ne sono ricordato oggi): questo poster di Stallone, rappresentato come un Kenshiro americano, annuncia l'uscita di "Over The Top" l'unico film sentimentale/drammatico sul braccio di ferro.

25 anni dopo nessuno è mai riuscito a calcolare il numero di adolescenti maschi ai quali sono cresciuti i peli sul petto dopo aver visto questo poster. Comunque sono tutti diventati gente di bocca buona, semplice e con chiare distinzioni fra chi sono i buoni e i cattivi nella vita.

25 anni dopo ti commuovi sempre quando rivedi questo padre che va a prendere il figlio che non vede da 10 anni, mentre Robin Zander canta “In This Country”.

25 anni dopo ripeti sempre che il mito della canotta bianca non è di Bruce Willis, ma di Sly negli ottavi di finale del torneo di braccio di ferro.

Mai cambiare la strada vecchia per quella nuova, ma se cambi la presa della mano vinci sempre.

25 anni dopo questo film rimane il greatest hits dei labbri a virgola di Sly e una delle sue migliori intepretazioni come padre spirituale che dispensa la morale al figlio.

Stallone batte sempre tutti perchè lui c'ha il cuore.

Nel 2012 potreste giustamente dire che tutto questo è anacronistico, scontato e banale, ma tutto questo accadeva negli anni '80, in un decennio in cui:

I buoni vincono sempre e i cattivi, se non muoiono trucidati, piangono.

Sono tutti reduci del Vietnam: Rambo, John Matrix, McGyver, Thomas Sullivan Magnum, l'A-Team etc.

Gli adulti ringiovaniscono veramente: prendete Ralph Macchio. In "Karate Kid III" aveva già 30 anni, sposato con figli, e aveva quella faccia da adolescente/cane bastonato. Prendete Jennifer Grey di "Dirty Dancing" che aveva anche lei quasi 30 anni e aveva quel viso sognante e dolce delle adolescenti.

I maestri di arti marziali invecchiano inesorabilmente, tipo Pat Morita che in "Karate Kid" aveva 50 anni e ne dimostrava almeno 60.

Newman di “Baywatch” è l'unico vero guardaspiaggia ma non se lo fila nessuno perchè è stempiato e con la foresta amazzonica nel torace.

David Hasselhoff vince sempre contro Poseidone e salva tutti dall'annegamento.

Patrick Swayze in lacrime = bambino di 2 anni che addenta uno spicchio di limone.

Elizabeth Shue diventa un po' la fidanzata d'America: la fidanzata di Daniel LaRusso, di Marty McFly e anche di Robert DeNiro nell'orrendo “Nascosti nel buio”.

Charles Bronson, già vecchio dal 1950, che è un pensionato con l'hobby di ripulire una città dove vengono radunati tutti i criminali del XX° secolo nei vari capitoli de “Il Giustiziere Della Notte”.

Schwarzenegger è un barbaro robot ex berretto verde che salva la figlia e nel tempo libero batte a braccio di ferro gli amici, dicendo: “La Cia ti ha rammollito i muscoli”.

Seagal ha ancora i suoi capelli e tratta la pistola come un semplice accessorio, tipo la catenella per il portafoglio nella tasca posteriore dei jeans. Comunque non ricarica mai, non ne ha bisogno.

Bruce Willis invece scarica un intero caricatore su ogni terrorista, ne tira fuori almeno 25 dalla tasca e si dice sempre: “Ma perchè mi vengono in mente queste idee?!”

“Full Metal Jacket”. Il 90% delle persone che l'hanno visto la prima volta hanno avuto attacchi schizofrenici, da "Tanti auguri Gesù Cristo BUAHAUAHUAHUAHUAHUAHUAHUAHUA" della prima parte a "Cristo Eightball! Oh no...Cowboy no...beh però è iperrealistico, c'è l'humor sulla violenza e la guerra, il disprezzo per la guerra...grande Stanley" della seconda parte. Il 10% ancora non l'ha visto.

Non esiste ancora quel termine che negli ultimi 20 anni c'ha davvero frantumato i coglioni, un termine che vale solo se abbinato a un determinato tipo di vestito, ascolto o modo di parlare altrimenti non funziona: post. Ma che cazzo vuol dire post?

E infine Stallone, che prima di “Over The Top” ha realizzato la trilogia del tamarro con “Rambo II – Rocky IV e Cobra” risolvendo la Guerra Fredda così: “Se io posso cambiare e voi potete cambiare...Tutto il mondo può cambiare!”

Grazie a tutti.

Grazie Sylvester Gardenzio Stallone.

martedì 13 dicembre 2011

Io quelli di Creta li facevo più fragili: Immortals - 2011



Milano, Stazione Centrale, ore 7.25 di venerdì 2 dicembre. (Sì, ho cominciato a scriverlo un bel po’ di giorni fa e me ne son dimenticato…cazzo volete?!). Di fronte a me un tizio sta leggendo La Gazzetta dello Sport strappandosi simpaticamente le sopracciglia.
Sto andando a Torino perché dopo un anno e mezzo che mi sono iscritto non ho ancora ritirato il tesserino universitario. Non gliene frega un beneamato a nessuno però è per dire che, nel frattempo, al mercato di Via Belgirate (che tra l'altro è in via Stresa)…
…no.
Niente. Rispolverare ancora le vecchie oggi non mi ispira. Io gli voglio bene alle signore anziane che  parlano del tempo, che c’hanno il reumatismo, che vanno al mercato a comperare le mutande  al nipote, che «…ma ha sentito della figlia del Carletti?», però stamattina no.  Anche perché se una vecchia al mercato di Via Belgirate (di via Stresa) alle 7 del mattino mi si mette a parlare di Mickey Rourke che fa Iperione re di Creta io
1)Sto ancora dormendo ma mi sveglio manco fossi Tarzan con le Gocciole e alla vecchia gli alzo le corna del mètal
2)me ne vado a casa felice e con qualche speranza per l’avvenire perché ci sono i vecchi ggiòvani
3)torno indietro gridando «megèra rialzami sto cinque che mi son preso benissimo»

…ma sto vaneggiando. Sciura Cesira, levati dai maroni che devo parlare io di Immortals, ho speso sei euro e mezzo al cinema e adesso dovrò pur dire qualcosa su Mickey Rourke Iperione Re di Creta.

Allora praticamente la  storia è questa: c’è Mickey Rourke Iperione Re di Creta che vuole l’arco paura per liberare i Titani e muovere guerra al mondo intiero e tirare su un bordello che la metà basta solo perché gli hanno ammazzato la famiglia. Zeus non c’ha sbattimento di sistemare le cose ma comunque addestra Teseo, un uomo, per salvare gli uomini. Lui, Teseo, è tipo il più figo di tutti i tempi ed è anche bravo a dar giù di schiaffi, solo che è figgh’e’bbuttana quindi i suoi paesani non lo cagano di pezza e quindi salvare il mondo sarà più difficile. Ma comunque si schiaccia la bella del film, e dato che è addestrato da Zeus salverà gli uomini. Anche se Mickey Rourke Iperione Re di Creta alla fine riuscirà a liberare i fuckin' Titani dicendo: «così se volete potete farci il sequel». Scusate lo spoiler. (Se non avete capito che ho scritto questa sinossi senza senso per dire che è uno script senza senso andate a tirar coriandoli.)

Immortals.
Satyricon.
Ma facciamo i finti seri. Molte cose nella storia esistono perché c'è stato un precedente. Nel caso di Immortals il precedente reca grossi pettorali in CGI: 300, che per quanto infarcito di fascismi e americanismi vari era un’orgia visiva e stilistica carica di gloria nel senso fortiore del termine (il tamarro giusto che ti carica ammille). Qui non c'è l'epica e non c'è la barbarie: le chicche superviolente e le ideuzze sadiche malate non mancano, ma è tutto di un infighettato pazzesco che ti prego. I produttori di 300 hanno provato a ripetere l’operazione, ma con un precedente così scomodo la questione si complica. È come per Ziggy Marley, per Hugo Maradona e per tutti i figli (o parenti) d’arte, c’è l’obbligo di essere uguale ma diverso, raggiungere gli stessi obiettivi con un’impronta assolutamente personale, spostandoti dall’ombra di un precedente scomodo. Immortals si vuole smarcare, ma correndo lontano da 300 arriva rittu rittu ad assomigliare a Clash of the Titans. Minuto di silenzio.

Non che il film faccia proprio cagare cagare, intendiamoci. La sceneggiatura è assolutamente imbarazzante, certo, ma è la scelta consapevole di un regista di videoclip che al terzo lungo della sua carriera dato che ha i sghei si preoccupa più di fare i pezzi con il 3D che di perdere tempo con una storia. Cosa sono le nozioni di tempo e spazio, cosa sono il tempo e lo spazio stessi in confronto agli dèi e a Mickey Rourke?
(Postilla: a me ha fatto molto ridere l'idea di affidare lo “script” a due sceneggiatori GRECI. Americani come un hamburger, ma greci. Che di greco hanno solo la S alla fine del cognome, ma greci. Come fare scrivere a Giovanni Ribisi un film su Giulio Cesare dato che è italoamericano. Stima.)
Dato il palese disinteresse per quella che si potrebbe definire “trama”, uno sospetta ed annusa che forse le priorità sono altre, e concede la sua preziosa attenzione di spettatore vigile e consapevole (…) all'estetica, unica cosa veramente riuscita: Tarsem Singh dice di essersi ispirato a Caravaggio, ma secondo me ha sparato la banfa della storia solo per farsi bullo con le tipe. Immortals è riuscitissimo da questo punto di vista, ma, al di là dell'indiscusso talento visivo e registico del Singh, ha un debitazzo bello grosso con due film, Hero e il Satyricon di Fellini. Da Hero riprende l'impostazione cromatica delle scene, spesso monocrome o comunque con stacchi di colore molto forti tra sfondo e oggetti, e dal Satyricon prende tutto, partendo dalle scenografie teatrali, passando per i personaggi (soprattutto quelli secondari e soprattutto il Minotauro) e arrivando a quell'atmosfera di sofferenza mista febbre che ti fa avere caldo e stare scomodo. Quindi bene. Almeno Tarsem furbetto Singh sa chi citare. O copiare.
Satyricon.
Immortals.

Jamiroquai.
Marte.

Poi, discorso a parte, i costumi. Nei credits c'è scritto che li ha fatti Eiko Ishioka, ma anche lì, è la superbanfa per farsi belli perché lei ha vinto l'Oscar con Dracula di Bram Stoker e acchitta quelli del Cirque du soleil e dicono che è tipo la mejo art director der monno. Invece io, che il Tarsem è un mio amico, vi dico com'è andata per davvero: un giorno che è venuto da me ci siam messi a vedere Godzilla e lui si è preso benissimo con Deeper Underground, quindi ha alzato il telefono cominciando a sbraitare come un ossesso «Hey Jay Kay, ho visto Godzilla…PAURA! Mi sei venuto in mente...senti dato che la costumista c’ha le papille gustative interrotte e la spalla che le fa contatto col piede (cit.), al posto di tirar coca come un mantice da mattina a sera, vieni a disegnarmi una trentina di cappelli dei tuoi che devo travestire i miei personaggi da stronzi». Quindi dèi uguali a Pegasus e Sirio il Dragone, un botto di copricapi di dubbio gusto e l'Olimpo che pare Rio de Janeiro a carnevale. 


Ti amo per come reciti.
Citazione a parte, doverosissima: Freida Pinto. E' la versione anni 2010 del concetto “Monica Bellucci – sarai cagna a recitare ma non mi frega un cazzo”. La strada che porta al finale del film è resa meno noiosa solo perché c’è lei a dire un sacco di banalità (come tutti lì in mezzo), a far finta di soffrire per il suo ruolo di indovina eccetera eccetera – sbadiglio – e a far vedere gli occhioni e qualcos’altro: al momento del qualcos’altro applausi in sala, giuro. Aneddoto per dare un'idea della questione: Clint Eastwood non era un fumatore. Odiava le scene in cui Sergio Leone gli faceva indossare il sigaro: «Ma devo proprio fumarlo ‘sto sigaro?!» gli chiedeva, e Sergio Leone rispondeva: «Guarda che il protagonista è lui, non sei tu…»…ecco, fate che Freida Pinto sia Clint e che il suo culo sia il sigaro, accompagnato da un assai virtuoso primissimo piano. Ribadisco: applausi in sala. Questa è l’ultima cosa che dimenticherò di Immortals.

Di conseguenza, un film debole e quasi originale ma di un’originalità un po’ coatta. Che però ha tre grossi punti di forza: le atmosfere e i colori, un culo, e questo:


Il top.










mercoledì 16 novembre 2011

"Basta un botto di zucchero e la pillola va giù": Il mago di Esselunga, di Giuseppe Tornatore – 2011








http://www.youtube.com/watch?v=gShO0cD-z_E&feature=related (questo è il link per la seconda parte, non riesco a caricare il video, verisorri...)


Questo è un articolo in punti sul concetto di verità. Potrebbe contenere lievi dosi di moralismo, ma penso che le persone di buon senso lo definirebbero semplicemente buon senso.

Verità, dicevamo. Per la precisione, oggi parliamo di verità supposte.

Ci sono cose che diamo per assodate senza avere nessuna conferma o un motivo valido per crederci, un cieco atto di fede (o di incredibile stupidità). Dobbiamo stare attenti a questo campo di verità più o meno fittizio, spesso porta con sé i motivi della nostra infelicità perché si tratta di verità illusorie, supposizioni che, quando scopriamo la loro infondatezza, ci disorientano e ci fanno scontrare con la dura realtà dei fatti. Verità supposte che in quanto supposte ce le mettiamo nel culo, e per quanto mi riguarda è una prospettiva relativamente interessante. Cose quasi ovvie e banali, ma ringrazio il sempre buon Caparezza per l’originale formulazione del concetto che mi serve per dar l’avvio a questo articolo.  – Comunque, queste sono le VERITA’ SUPPOSTE di tipo A.

C’è un altro tipo di verità supposta, meno “parto della nostra mente”, più “qualcosa che coincide tipo con la realtà – parto della mente di altri”. È quella dell’evidenza dei fatti, la realtà di un mondo manifestamente esistente che non puoi controllare, e che anche per questo fa male. Come una supposta. Ti si infila nelle terga senza chiedere permesso, dimostrando come il caro «basta un poco di zucchero e la pillola va giù (o su, a seconda del versante di inserimento)» sia da un lato una cazzata, da un altro un’atroce verità. - VERITA’ SUPPOSTE di tipo B.

Allora facciamo che io suppongo. Supponiamo come può essere il mondo perfetto.
Io lo immagino come:
  • .un luogo in cui almeno un terzo delle donne ha un grado di bellezza in una scala da “Jennifer Lopez” a “Monica Bellucci” e le più cesse possono avere al massimo un punteggio “Antonella Clerici”;
  • .dove Bruno Vespa è Sarah Connor ma Terminator vince facile al primo round;
  • .dove Milan – Juventus è ogni anno una sfida salvezza, dove il mio blog ha un milione di contatti ogni giorno e Jason Statham mi chiede l’autografo;
  • .dove le guerre si combattono a gare di rutti e dove i lavoratori di qualsiasi posto lavorano un giusto numero di ore, vengono rispettati e pagati di conseguenza, senza che l’industrialotto brianzolo di turno li prenda per il culo;
  • .dove il cinico simpaticone che alla fine di ogni frase spunta con “…e c’era la marmotta che impacchettava la cioccolata” l’hanno già ucciso tre volte.

Bene, questa è una verità supposta di tipo A. Se sogni che queste cose siano possibili bravo, ti stimo, ma hai perso.

Supponiamo come può essere il mondo perfetto - 2.
Ogni famiglia che lavora in linea di massima va a fare la spesa al sabato. In questo mondo perfetto-bis c’è il supermercato perfetto, in cui:
  • .la rispettabilissima famiglia perfetta va a fare la spesa tutta assieme, padremadrefiglio. Sereni, felici, rilassati.   La mamma ha la gonna ma è quella che porta i pantaloni, che guida e che smonta il marito ad ogni cosa che dice; il papà è in piazza di brutto ed è un simpatico imbecille che ride ad ogni umiliazione subita; il tenero figliuolo si lamenta ma è simpaticamente odioso (senza il simpaticamente), e si chiama Sandrino come un mio cugino nipote di una mia prozia da parte di nonna paterna che non vedo da quindici anni ma che mi dicono che lui sì che è simpa.
  • .i dipendenti del supermercato sono dei lavoratori sereni e solerti, hanno tutti un sincero sorriso da tempia a tempia perché sono appagati della loro posizione di cuochi, di assaggiatori di mele e fabbricatori di tortellini; somigliano tanto agli Oompa Loompa per gaiezza ed abnegazione, ed hanno la luccicanza: sentono ogni santa cosa che dice la dolce famigliola, così indirizzano meglio i loro sforzi. Inoltre, nel supermercato perfetto, non ci sarà bisogno di squallidi magazzinieri perché la merce è importata direttamente da contadini e pescatori di Lilliput che vivono sotto ai totani o dietro le cassette di frutta;
  • . per ogni famiglia il supermercato perfetto ha un personal shopper, chiamato Il Mago di Esselunga. È un coglione che ha messo le dita nella presa, ma è un bell’uomo e coi bambini ci sa fare. Ha la peculiarità di flirtare simpaticamente con le madri di fronte ai loro mariti. La sua magia consiste, oltre che nello far stare buoni i mocciosi, nel nascondere pescherecci e vitigni dietro al banco frigo;
  • .se le madri perdono la fede nuziale, è perché l’hanno persa proprio nel mondo del banco frigo. Ma una cernia la ritroverà e prontamente la restituirà al Mago di Esselunga. Verrà così risolto l’unico, vero, reale problema di quel mondo perfetto.
  • .la spesa diventa un giuoco per l’irrequieto pargolo, che scopre che quello «è un giorno speciale» perché è l’anniversario dei suoi genitori, che guarda caso si sono conosciuti proprio in un supermercato Esselunga. Che tenerezza.

Questa è una verità supposta ti tipo B. Questo mondo perfetto esiste veramente, ed è stato concepito da Bernardo Caprotti e Giuseppe Tornatore. E più che fare male come una supposta fa incazzare abbestia, roba che picchieresti pure le suore.


Essendo questo un articolo in punti analizzerò puntigliosamente, per l’appunto, i punti a favore  e quelli contro questa trashata che è già leggenda. Punto.

Le cose salvabili

  • .La scena iniziale dei camion è molto estetica, per un attimo ho sperato che fossero dei Transformers. Fine.

Il resto (in un'escalation di odio e incazzatura)

  • .È Giuseppe Tornatore ad avere girato tutto questo. Ma non c’è la Sicilia da cartolinare a salvargli il culo. E neppure un bambino bravo a recitare. Potrebbe essere un discorso molto più lungo ma è omonimo di mio nonno e per grazia mi fermo qui sennò lo insulto male. Comunque se già prima era abbastanza falso e zuccheroso adesso che ha svenduto l’anima non si vede il fondo del baratro;
  • .Il “keepin’ up with the Joneses” è una regola da markettari di cinquant’anni fa, oggi col cazzo che te lo puoi permettere;
  • .Il suddetto Bernardo Caprotti verrà candidato all’Oscar per la meravigliosa interpretazione de “L’anziano panettiere”;
  • .Se definisco “patetico fallito” chi si è inventato di far spuntare il naso rosso dei poveri al Willy Wonka dei poveri, questi si commuoverà perché mai nessuno lo aveva mai trattato con tanta deferenza. E fingo di non aver mai visto Chi ha incastrato Roger Rabbit? così non colgo le “citazioni” animate;
  • .Il disgustoso buonismo da favoletta salva-Grinch. Leatherface è più innocuo di tutta questa merda. Si ritorna al concetto di «basta un poco di zucchero e la pillola va giù». «Questa è una favola, volevamo fare vedere come lavoriamo didietro», afferma con sibillino understatement il signor Caprotti. Quindi viva la pubblicità che ci fa sperare in un mondo migliore;
  • .Il rispetto. Verso chi guarda, trattato come un imbecille;
  • .Il rispetto. Verso chi deve fare la spesa: oggi per un sacco di gente fare la spesa non è assolutamente un momento felice; e se c’è un momento di condivisione familiare, a differenza di questa “favola”, è quando si fanno i conti e si condividono le preoccupazioni. Per fortuna che ci sono i Punti Fragola;
  • .Il rispetto. Verso chi ci lavora, all’Esselunga: «Questa è una favola, volevamo fare vedere come lavoriamo didietro». “Didietro” ci lavora gente che a vedere Il mago di Esselunga gli viene un ictus: distribuire un DVD del genere ai clienti è già una presa per il culo, ma sventolare in modo così disgustosamente melenso una realtà lavorativa BEN DIVERSA è uno sfregio per ogni dipendente. Anche perché non è che all’Esselunga tutti lavorano per i nostri comodi, lo fanno per essere poi in grado di fare la spesa. All’Esselunga. Per chi volesse chiarire ulteriormente il concetto:

Nauseante il prodotto, nauseante la confezione, nauseante il messaggio. Un disastro da vedere e un disastro per chi l’ha fatto, che ha buttato al cesso non so quanti soldi e un anno di lavoro dove ne facevi trenta di pubblicità migliori. Non fosse una cosa così irritante sarebbe da idolatrare come nuova perla della decadenza postmoderna: s’intitola Il mago di Esselunga, ha in copertina un cappello con le stelline che è una melanzana e ha gli attori delle pubblicità dei mucolitici di dieci  anni fa; insomma, in questo contesto ci sarebbe stato tanto bene un pazzo con un fucile a pompa che fa saltare i carrelli reclamando un nuovo ordine e Marion Cobretti che gli dice «tu sei il male, io sono la cura».
Quanto ti voglio bene...

In definitiva i due campionissimi (Caprotti e Tornatore) hanno toppato al volo su tutta la linea. Ma di brutto. Spero tanto che la paghino. 

martedì 8 novembre 2011

SPECIAL SCADUTO DI HALLOWEEN 2011

- di Marco Cullorà


Qual è la differenza fra un recensore semi-serio e un recensore di tamarrate come il sottoscritto? Il recensore semi-serio sceglie sempre film complessi dai mille significati, vi parla della bellezza intrinseca della fotografia, della bravura dell’aiuto regista e di tante altre amenità. Il recensore di tamarrate fra trama e tutto riempie mezza pagina scritta male, ma il suo cuore di semplice spettatore gli permette di andare oltre.
Questo verboso special è stato concepito con un mese di ricordi d’infanzia-adolescenziali e assemblato come un mastodontico puzzle da 3000 pezzi, giorno per giorno. Purtroppo ho impiegato più tempo del previsto perché non ho avuto l’occasione di scriverlo in una notte, col peso del kebab sullo stomaco e il tasso alcolemico almeno due volte più alto del normale. Vi assicuro però che si lascia leggere lo stesso, anche se è grosso come una porzione “cuoredimamma”.

HO GUARDATO LA MIA FACCIA ALLO SPECCHIO E HO ABORRITO: L’HORROR

“La gente ci tiene tanto a sapere perché scrivo roba così truculenta. Mi piace dire che è perché ho il cuore di un ragazzino. Lo tengo dentro un barattolo sulla mia scrivania.” (Stephen King)

Terzo special, terza citazione. Questa volta apro con Stephen King, il Re della letteratura horror odierna. Ma cosa intendo per horror? L’horror per me è terrore, oscurità, claustrofobia. Ai giorni nostri si esprime attraverso gli omicidi sempre più strani ed elaborati di Saw, un primo film che si lascia vedere a stento e una saga completamente inutile. La bambina emo di The Ring, il classico filmaccio giapponese con queste bambine che fluttuano nell’aria con i capelli davanti. Poi i fantasmi di Paranormal Activity, figli zoppi e deformi delle presenze di Poltergeist. Questo è l’horror di massa odierno. Possiamo definirlo come il 1985 alternativo di Ritorno al futuro II: brutto, osceno e rovina della civiltà fiorente delle decadi precedenti.

In principio, negli anni ’30-’40, c’erano Frankenstein, Dracula e la Mummia a terrorizzare gli adolescenti che saltavano i fossi per la lunga. Questi personaggi hanno costruito le fondamenta del genere horror che abbiamo amato, l’horror con le atmosfere claustrofobiche e quelle musichette che ti facevano venire la pelle d’oca. Sono i padri di tutti quei mostri, serial killer che negli anni ’70-’80 fiorivano come funghi nei boschi.
Certo, adesso li trovereste ridicoli, fuori tempo massimo e inutili.
Ridereste di Frankestein e di Dracula perché siete abituati ad arti che rimbalzano come palline da tennis, intestini srotolati come pompe d’acqua nelle camionette dei pompieri, killer mascherati che ammazzano Drew Barrymore, mentre i genitori vanno a chiedere aiuto ai McKenzie (il tipico vicino di casa dei film horror, vicino per modo di dire perché è sempre lontanissimo).
Però facevano paura ai tempi, nonostante il bianco e nero che mascherava qualsiasi liquido di colore scuro. Tanto sono rimasti nei sogni dei giovani che sono stati rifatti tantissime volte nelle decadi successive, sfruttando le tecnologie più avanzate del periodo. Poi negli anni ‘60 è cambiato tutto: arriva Alfred Hitchcock e tutta quella meravigliosa pletora di registi italo-americani, citati da Tarantino nei suoi films, e i nostri mostri diventano un po’ obsoleti.

Frankenstein continua a lavorare, diventa un semi-dio con Frankenstein Junior, però si ritira presto a vita privata e diventa il padre di Ottavio, l’amico di Goku in Dragon Ball; Dracula, nonostante l’oscuramento mediatico, continua a lavorare in molte produzioni a basso costo negli anni ’70, fino a toccare il fondo nel 1985 con il film Fracchia contro Dracula. Il nostro nemico vampiro vivrà una seconda stagione aurea, come uno sportivo over 35, negli anni ’90 con Francis Ford Coppola per la versione seria e Mel Brooks per la versione comica.
La Mummia? Beh la Mummia è quella messa peggio, finisce per diventare un brutto film di fine anni ’90 con Brendan Fraser.

Questo è uno scenario troppo desolante, mi sento male. Apro il librogame immaginario del cinema e lancio il dado: “Se hai fatto 5 vai agli anni ‘80”. 5.

Siamo nella decade dell’esagerazione, gli eighties. In questi anni qualsiasi film horror ha automaticamente un sequel o più di uno e nascono in questo modo lunghe saghe cinematografiche, destinate a durare per anni.
Immaginiamo lo sconforto di una giovane adolescente che ascolta Cyndi Lauper e si ritrova a dover guardare il trailer dell’ennesimo capitolo di Venerdì 13 o di Halloween o Nightmare, ma quella era la prassi, dare un sequel a tutto quello che si muoveva nel mondo dell’orrore.
Queste saghe avevano un obiettivo massonico ben preciso, quello di farti simpatizzare per l’antagonista, nella maggior parte dei casi un serial killer schizzato con poteri sovrannaturali. Quindi nella maggior parte dei casi in ogni film il protagonista era diverso e non ti davano il tempo per affezionarti. L’unico personaggio fisso era il serial killer, un patologo senza laurea, che ammazzava tutti senza nessun tipo di sentimento.
Va detta una cosa, nessuno di noi nella vita reale ha simpatia per un serial killer. Certo quante volte abbiamo pensato “Mi dessero 5 giorni di galera vi ammazzerei tutti”, ma tra il dire e il simpatizzare c’è di mezzo il mare o, per non cadere nel luogo comune, “e il” (Elio e le Storie Tese cit).
Eppure quando arrivi al quarto capitolo di Nightmare ti gratti la testa e inizi ad avere un po’ di confusione: “Eh tutti questi protagonisti che cambiano in continuazione, non si sa che fine abbiano fatto, almeno Freddie è presente dal primo film e incomincia pure a starmi simpatico.
Questo di norma succede fra il terzo e il quarto film. Per il quinto gli sceneggiatori hanno già finito le idee da un pezzo, però sono dei volponi e iniziano a infarcire il copione di momenti ironici e divertenti. Quando attuano questa mossa non ci puoi fare niente caro neofita del cinema tamarro, te lo dico proprio col cuore, perché in questo caso Eros ha già scoccato la freccia destinata a colpire te e il cattivo che ti fa ridere. 
Un esempio? La bambola assassina. Quel film di fine anni ’80 già al primo episodio ti fa innamorare del dolcissimo Chucky, un bambolotto posseduto dall’anima di un serial killer. La scena madre che fa scoccare la scintilla è quella in cui si anima e insulta la moglie (più giovane visto che è un film dell’88) del reverendo Camden di Settimo Cielo. Guardatela e pensate: non è adorabile? Non avete già cominciato a simpatizzare per lui? La vostra risposta affermativa vi conferma il vostro status di persona normale, siete solamente caduti, come tutti, nel trappolone delle saghe.

EVIL DEAD (LA CASA) E SAM RAIMI

È un genio. Potrei concludere questo paragrafo con una sola frase ma credo vogliate una spiegazione su uno dei più grandi idioti, in senso positivo, che il mondo cinematografico ha partorito negli ultimi 30 anni.
Lui si chiama Sam (sì, come il personaggio di Sean Penn) Raimi. Lo ricorderete per la trilogia di Spiderman, che l’ha rilanciato nella prima decade del nuovo millennio, ma in passato quest’uomo ha creato Evil Dead, un titolo un perché.
Evil Dead (La Casa in italiano) è una trilogia horror o quasi fatta nell’arco di 11 anni, dal primo episodio del 1981 al terzo del 1992. In questo lasso di tempo molte saghe sarebbero già arrivate a fare 4, 5 film (solo Venerdì 13, da quando ha esordito nel 1980, ne sfornava uno all’anno), ma lui no, era estraneo ai ritmi dell’industria cinematografica.

La prima particolarità di Evil Dead è che è una saga che non ha debolezze strutturali, ma si fortifica sempre di più in ogni episodio. Il primo episodio esce nel 1981, un periodo in cui le saghe horror sono ancora in stato embrionale e solo alcuni film come Venerdì 13 e Halloween hanno già un sequel. Fatto con mezzi di fortuna, questo primo capolavoro passa leggermente in sordina e diventa nel giro di pochi anni un cult movie a basso costo. La trama è semplicissima: un gruppo di cinque amici fa un weekend in uno chalet di montagna, ma risvegliano attraverso il Necronomicon, il libro dei morti, un demone maligno e da lì è un’escalation di violenza e sangue. In questo primo capitolo si delinea il protagonista della saga, divenuto poi un simbolo del cinema horror, Ash.
Icona.

Quando viene annunciato un secondo capitolo si crea molta attesa. A Sam viene dato un budget molto più consistente, circa 3,5 milioni di dollari, ma c’è un problema non da poco: la trama, l’ambientazione, tutto. I sequel non riescono mai ad eguagliare il primo capitolo di una saga, finiscono sempre per autocelebrare il personaggio protagonista e a ripetere le stesse basi della trama per non creare dei flop inattesi e poterci tirare su quanti più soldi possibili. Questo vale soprattutto con le saghe horror, che si avvalgono della presenza fissa dell’antagonista per sopravvivere e su quello gli costruiscono una trama basilare per giustificare il canonico massacro.
Evil Dead 2 esce nel 1987 ed è la nascita di una leggenda. Questo sequel nei primi 10-15 minuti è un remake del primo film, con la differenza che ad andare nello chalet sono solo Ash e la fidanzata Linda. Il resto della trama non è tanto differente, ma è in questo film che nasce ufficialmente il personaggio di Ash, l’uomo con la motosega al posto della mano destra e il fucile a canne mozze nella sinistra.
L’elemento principale del film è il tocco di commedia grottesca ed esagerata tenuta splendidamente dall’immortale Bruce Campbell, vero talento nell’uso dello slapstick, la comicità espressa con il linguaggio del corpo. Si delinea con questo secondo capitolo un’altra grande differenza di “Evil Dead” dalle altre saghe: la mancanza di un antagonista preciso e presente in tutti i film, con la sua triste storia.
Sembrava un’impresa impossibile superare il primo film ma Evil Dead 2 riesce nell’intento. Non siamo più nelle atmosfere drammatiche e orrorifiche del primo film, ma in una commedia nera e parodistica di tutti gli horror del periodo, come se Raimi avesse speso 6 anni della sua vita a guardare e riguardare tutti gli horror e ne avesse amplificato le esagerazioni: donne demone che sembrano parodie sgangherate de L’esorcista, oggetti che ridono, sangue rosso, nero e verde, Ash stesso che si fabbrica il supporto per la motosega nel capanno del vecchio zio Tom del Kentucky etc.

Ma è il personaggio di Ash a dare un valore immenso a questa seconda opera d’arte, differenziandola dalle altre saghe per la presenza di un protagonista maschile. Negli horror siamo sempre stati abituati a vedere una donna come ultima sopravvissuta (da qui il termine final girl), disarmata e spaventata a morte dal suo aggressore. La costante di questi film è che la donna riesce sempre a scappare dal massacro o riesce a mettere fuorigioco l’antagonista, spesso senza ucciderlo del tutto (andate voi a spiegare ai bambini perché Jason Voorhess batte Cristo nel numero di resurrezioni). Raimi invece toglie la final girl fuggiasca e mette in campo Ash, un giovane commesso dei magazzini S-Mart, reparto ferramenta. Ash è l’anti-eroe per eccellenza perché è goffo, perché è un’idiota che le prende da tutti, però si rialza e ce la fa sempre e noi con questo ci andiamo a nozze.
Le piglio da tutti ma poi li disfo a schiaffi
Nel momento in cui subentra Ash, subentra la quarta differenza fondamentale: questa è tutta una grande messinscena, una commedia che si prende gioco dell’horror. Entra come aria fresca nella vostra cameretta puzzolente di stantio per tutti quei sequel pieni di morti squartati in 1000 modi diversi, ma senza soluzioni di trama differenti.

Mentre stai leggendo i miei deliri, hai sentito dei rumori e dei lamenti. Mostri dai versi strani, definiti subito inguardabili (“Perché la voce è lo specchio dell’anima” cit di Jim Morrison, citato da Gandhi, entrambi citati da Fabio Volo), grattano la porta della tua mansarda, assetati del tuo sangue. Ti stai chiedendo perché si siano risvegliati a casa tua, perché sia successo a te, poi guardi il dizionario di latino-italiano che hai sul tavolo e ti ricordi tutto. Questa mattina hai fatto una versione pessima, di quelle da scommessa “10 euro sull’unghia che ho preso 4 e hai sbagliato a tradurre un dialogo di Catilina, ma non è quello il problema…la frase sbagliata che hai ripetuto ad alta voce con l’imprecazione è una formula magica del Necronomicon e adesso hai risvegliato la furia dei demoni. Alzati, è tempo di impugnare la motosega, caricare il fucile a canne mozze e di scendere a eliminarli. Stai tranquillo, nella peggiore delle ipotesi finirai indietro nel 1300 con l’auto di tuo padre. Bene, è successo. Sei finito in una delle più grandi avventure degli anni ’90: L’Armata delle Tenebre.

CRONACHE DI HALLOWEEN CASALINGO - L’ARMATA DELLE TENEBRE (1992)

Ogni festività religiosa ha i suoi film in prima visione tv: la vigilia di Natale ha l’immancabile Una poltrona per due; Natale stesso ha il suo ciclo di film fra Il Grinch e Mamma ho perso l’aereo; da Santo Stefano fino all’epifania tutta una serie di film collegati alle feste natalizie, anche uno pessimo di Schwarzenegger dal titolo Una promessa è una promessa. Pasqua ha ovviamente un film sugli ultimi giorni di vita di Gesù, mentre halloween mette in crisi tutti. La tradizione vorrebbe che ad halloween si guardi il film Halloween, ma sa troppo di “Bonsci bonsci bon bon bon pappappara”. Attenzione però, la sera di halloween si verificano tre condizioni:

1)      Esci da solo e vai a una di quelle feste assurde nei locali, spendi eccessivamente e poi torni a casa ancora più triste perché non hai concluso niente e ti senti anche un po’ sfigato.
2)      Esci con i soliti quattro stronzi, con la differenza che a questo giro avete tutti quanti il make up. Andate sempre a una festa o ve la organizzate a casa con un film annesso (in questo caso rimando al paragrafo successivo), però non riesci a stringere amicizia con gli amici degli amici perché diffidi dei loro costumi (oh mal che vada li adderò su fb).
3)      Rimani a casa perché sei un po’ cinico, non ti interessano queste cose, né ti interessa il divertimento fashion dei tuoi coetanei. Per questo motivo esci solo con quei quattro stronzi che hanno ancora la pazienza di ascoltarti. Però succede che rimani a casa la sera perché i tuoi amici quella sera stessa non ci sono. La soluzione? Un film. Ok, questo sono io nella mia quotidianità.

Inizio a rovistare fra i dvd: “Questo no, Die Hard no. Stallone no, domani c’è Lo Specialista. L’Armata delle Tenebre! Quanto tempo!”
Va bene, torno un attimino serio. Il film che mi appresto a recensire ha pochissimo del genere horror e molto del genere comico/fantasy. Subito è scattata la domanda legittima: dopo che vi ho fatto il pippone evitabilissimo sull’horror, perché lo sto recensendo?
Perché L’Armata delle Tenebre è uno di quei film che non invecchieranno mai, che non hanno bisogno di un remake discutibile per ottenere una linfa vitale ormai persa. Vi emoziona come la prima volta, risveglia in voi citazioni assopite e momentaneamente messe da parte e, cosa più importante, vi carica come una molla.
La prima volta che l’ho visto avevo 14 anni e mi sono venute le convulsioni per 45 minuti. Il giorno dopo l’ho rivisto e ho immagazzinato le citazioni che sono ancora ben nitide nella mia mente. Oggi è uno di quei film che rivedo sempre volentieri, con gli occhi dell’amore.
Partiamo per gradi. L’Armata delle Tenebre è il terzo ed ultimo capitolo della saga Evil Dead. Dopo il successo di Evil Dead 2, volutamente lasciato con il finale aperto in cui Ash viene risucchiato dal vortice e mandato indietro nel tempo, si crearono tutta una serie di sequel apocrifi, non originali, per “battere il ferro finchè caldo”. Nell’ordine nacquero tre nuovi e squallidi capitoli “La Casa 3, 4, 5, fatti in tre anni, che non avevano niente a che vedere con l’originale.
Possiamo immaginare diverse reazioni di Sam Raimi di fronte a questa spazzatura:

1) Irritazione: “Vabbè passi per il 3, il 4, ma il 5 diretto da Claudio Fragasso…ma che c’ho scritto giocondo in fronte?”
2) Incazzatura alla Mickey: quella nella scena di Rocky II in cui guarda l’intervista di Apollo Creed, sobbalza con la tazzona di latte e urla “Disgraziato!”. Poi va a suonare alla porta di Bruce Campbell e gli dice “Gli dobbiamo spaccare il muso a quelli!”

Qualunque sia stata la reazione, Sam decise di riprendere in mano la storia di “Evil Dead” e di sviluppare il terzo capitolo dal finale aperto del secondo film. Questa volta gli danno in mano 11 milioni di dollari come budget e, forte di nuove e roboanti aspettative, si diverte a creare ambientazioni, scene e situazioni che solo 5 anni prima sembravano inimmaginabili.
Nel 1992 esce L’Armata delle Tenebre ed è uno shock totale, perché Sam Raimi ha realizzato di nuovo il colpaccio e surclassato l’impresa impossibile: superare Evil Dead 2 e superarlo proprio dalle esagerazioni presenti in quel film.
Non c’è più l’horror, non c’è più il sangue (ce n’è pochissimo) e non ci sono più atmosfere cupe e claustrofobiche della vecchia capanna nel bosco. Tutto questo ha lasciato spazio a una commedia fantasy dal retrogusto horrorifico e dalle risate assicurate; altro non è che la completa trasformazione a farfalla della saga: prima c’era il bruco di Evil Dead, poi il bozzolo di Evil Dead 2 e con L’Armata delle Tenebre la farfalla idiota dal nome Ash spicca il volo.
La trama è ridotta all’osso per la predisposizione di Raimi a concentrarsi sulle singole scene, per cui avrete la sensazione di divertirvi come a uno spettacolo di Benny Hill o a qualche cartone, però con un filo logico e con le parolacce che il vostro fratellino di 5 anni sta già ripetendo.

Tutto riprende da dove era finito il secondo capitolo: Ash torna indietro nel tempo, nel 1300, e viene catturato dai cavalieri di Lord Arthur, accusato di essere una spia di Enrico il Rosso. Riesce a liberarsi in maniera rocambolesca anche grazie all’aiuto del Mago, al servizio di Lord Arthur, e viene visto come colui che salverà la popolazione dalle forze del male. Per ritornare al suo tempo Ash dovrà recuperare il Necronomicon, ma non tutto va come dovrebbe effettivamente andare…
Come detto, la trama è molto semplice e funzionale ma sono i dettagli a fare la differenza in questo film, ad elevarlo allo status di leggenda degli anni ’90.
Innanzitutto c’è il nostro Ash, diverso da come lo ricordavamo. La trasformazione del film da commedia nera/horror a commedia fantasy ha trasformato anche la personalità del nostro anti-eroe, non più troppo spaventato e tremante. Ash diventa un John McClane dei magazzini S-Mart, “I migliori d’America!”: stessa arroganza, predisposizione a prendersi legnate ovunque, da chiunque e in qualunque modo e poi vincere contro mezzo mondo; stessi vestiti che cambiano colore non per effetto del candeggio sbagliato in lavatrice, ma per il sudiciume che immagazzinano. Ma soprattutto stesso livello di battute cult che recitiamo a memoria e con la voce ferma, come Samuel Jackson recita Ezechiele 25, 17 prima di sparare.
Presobenissimomaveramentetroppo

Il secondo dettaglio e punto forte è l’ambientazione in cui si svolgono gli eventi del film. Siamo nell’anno domini 1300, a quei tempi un’arma da fuoco come il remington di Ash e la più moderna motosega non erano pronosticabili neppure da Tiresia e neanche fabbricabili con la miglior creatività di McGyver. E quindi? Niente proiettili e niente benzina per alimentare la motosega. Eppure Ash non ne ha bisogno, perché il suo fucile spara a ripetizione (lo ricaricherà solamente in una scena) e la sua motosega si accende senza scaricarsi mai. Sembra un codice di GTA, di quelli che devi scrivere ARMYOFDARKNESS, ma non lo è. 
Passi per le armi, ma anche i presunti elementi di normalità di un periodo come quello medievale brillano sotto la stella dell’esagerazione. Il castello di Lord Arthur, ad esempio, sbuca fuori dal nulla, costruito su un’immensa zona desertificata e senza una città intorno. Questo vi farà pensare che Budd di Kill Bill Vol. 2 con la sua roulotte in mezzo al deserto sia un dilettante.
In questo calderone aggiungete i classici mostri grotteschi e donne possedute, la mano meccanica che Ash si costruisce con l’aiuto del fabbro e l’invenzione della “Tritaossa”, ovvero come ti rimetto apposto un’automobile e la modifico meglio dei tipi di Pimp my ride in soli 2 giorni e con i rudimenti di meccanica.
Sembra quasi tutto pronto, ma non poteva mancare il Necronomicon. Il libro-motore di tutti gli eventi della trilogia, coperto in pelle umana e scritto con il sangue, è ancora una volta la causa di tutte le disgrazie di Ash, ma non è più il fosco presagio di morte dei primi due capitoli, assume anch’esso una connotazione comica, fondamentale per la riuscita del film.
L’unico punto debole, anzi meglio chiamarlo semi-debole, è la mancanza di personaggi secondari concreti; esistono ma non sono di rilievo. Questa mancanza avvantaggia Ash, che diventa il protagonista assoluto di quasi tutte le scene e a sua volta addirittura il personaggio secondario, però ne possiamo identificare alcuni: il Mago, un piccolo uomo sempre serio con la barba degli ZZ Top; Sheila, l’anonima fiamma medievale di Ash e lo stesso Lord Arthur, che acquisisce peso verso l’ultima parte del film. Nonostante questi personaggi siano un mero contorno in tutto il film, hanno la tipica abilità dei caratteristi dei film trash/action, ovvero quella di farsi ricordare per un solo gesto compiuto o per una sola battuta detta. Ad esempio Enrico il Rosso è un personaggio che comparirà in pochissime scene e dirà pochissime battute, ma una di queste sarà necessaria per una scena leggendaria.
Il cattivo di turno è l’armata delle tenebre, l’esercito di grotteschi e divertenti scheletri redivivi che affronterà Ash e i cavalieri di Lord Arthur. Uno scontro talmente epico che posso scriverci 5 pagine, ma l’unica cosa che posso scrivere è che va vissuto.
Mi fermo qui perché non sono riuscito nemmeno a rendere il 5% della maestosità di questo capolavoro, per me ai tempi fu un colpo di fulmine.
Perché è proprio così, con quel film non può non essere un colpo di fulmine, non può lasciarvi indifferenti. Sì, ha una trama ridotta all’osso e con questo? C’è poco sangue e poco horror e allora? Ve l’ho detto, è una grande messinscena. Se passerete oltre a questi pensieri, troverete una nuova ragione per rialzarvi dai momenti di sconforto.

Ti succhierò l’anima!” “Vieni a prenderla.”

Cose non dette che vi devono convincere: Motivo per esaltarsi Part I


Il sipario si apre su Ash, una rappresentazione sguaiata di Cristo che porta la croce, picchiato e frustato dai cavalieri di Lord Arthur e con le braccia bloccate in quei lunghi tavoloni di legno, tipici del medioevo. La sua voce fuoricampo (la sua voce vi ricorda qualcosa? Indiana Jones e l’ultima crociata) riassume in 2-3 minuti le vicende di “Evil Dead 2, l’arrivo nello chalet, il risveglio delle presenze, la mano demoniaca etc. Tutto questo con le scene addirittura reinterpretate (una cosa tanto trash quanto onlyfuckin’heart!). Una progressione continua fino ai titoli di testa più belli della storia, da ululato di esaltazione cubica: BRUCE CAMPBELL VS ARMY OF DARKNESS

Motivo per esaltarsi Part II

Questo film merita di essere guardato almeno per i primi piani di Bruce Campbell, uno degli attori più espressivi degli ultimi 30 anni. Le inquadrature di Raimi sono bellissime, mette in risalto ogni dettaglio, ma le facce di Bruce…non si possono spiegare. Ogni volta che le vedo mi piego in due dal ridere ed è impossibile non farlo.  

(Motivo per esaltarsi Part III) L’Armata delle Tenebre

Ancora che sto a scrivere…guardalo!

LA FENOMENOLOGIA DELLO SPETTATORE HORROR
Avvertenza: questo paragrafo è frutto dell’esperienza del recensore. Quanto scrive potrebbe essere vero o potrebbe essere falso. L’unica certezza è che l’ha vissuto.

Esiste una sola regola fondamentale quando vedete un film con i vostri amici, che siate a casa o che siate al cinema. Se non c’è un’esplosione o una fontanella di sangue, allora non è un film. Perché? Perché guardare un film tamarro è l’equivalente di andare a un concerto, ci devi andare con qualcuno per condividere la gioia delle canzoni e il dolore che provi mentre ti schiacciano sulle transenne. Questa legge di vita quotidiana si applica anche per i film, perché hai bisogno di qualcuno che butti via il tuo stesso tempo se il film è più brutto di “Ruslan” di Steven Seagal.   
E allora cosa si fa? Si organizzano le visioni collettive. Vi sarà capitato almeno una volta nella vita di guardare un film horror con un gruppo di vostri amici e avrete notato che non tutti hanno la stessa reazione di fronte al terrore. Uno ride, l’altro ha i tic nervosi, un altro ancora ha lo sguardo assente etc.
Questo inutile quarto paragrafo vi metterà a disposizione una parte della mia esperienza in fatto di visioni collettive. Guardate i film, ma ogni tanto osservate chi avete di fianco e i suoi comportamenti e quando lo farete, ricordatevi che quanto scritto non è universale (o forse sì?)

Il primo a morire/l’ometto di casa: è l’amico che ha la casa grande e soprattutto il divanone. Non organizza mai un cineforum casalingo, quindi si limita a subire l’iniziativa dei suoi amici e ad aprire un tavolo di trattativa con i genitori, una settimana prima dell’evento. Una volta che sua madre ha accettato (il padre dirà, leggendo il giornale “Ma sì sono ragazzi”), inizia a subire per due giorni un’intensa fase di terrorismo psicologico sui comportamenti che i suoi amici devono tenere. Inutile dire che svilupperà tutta una serie di tic nervosi. Durante il film il suo unico terrore è che voi possiate spostare o rompere inavvertitamente qualcosa, quindi avrà sempre una mano sulla sedia per scattare e bloccarvi per tempo. Nel peggiore dei casi voi ne uscirete incolumi, mentre la madre, al ritorno, si trasformerà in una mantide religiosa e gli staccherà la testa nel dopocena. Questo è il destino del primo a morire.

L’ometto di casa è ancora peggio, perché è l’amico che non è riuscito a sfrattare sua madre per il pomeriggio/sera e se la ritrova in giro per tutta la casa. La madre, messa subito in guardia, sfodera sempre la promessa da marinaio, tipica dei medici quanto ti dicono che non farà male: “Non ti preoccupare, non mi vedrete e non mi sentirete.” L’illusione cadrà rapidamente, sua madre farà capolino cinque volte in 25-30 minuti: la prima per salutarvi tutti, la seconda per chiedere al figlio dov’è la sua biancheria, la terza per portare il ciambellone calorico, la quarta per portarvi da bere e la quinta per chiedervi se volete altro. A questo punto è tutto irrimediabilmente compromesso per l’ometto di casa, che non uscirà più per almeno una settimana.

Il cultore dalla flessibilità: è per sua natura flessibile, riesce sempre a trovare momenti di ilarità anche nelle scene di puro terrore. Una camminatura goffa, uno sguardo terrorizzato, i versi assurdi del mostro o una scena di morte paradossale lo faranno ridere. Non è una persona chiusa e schematica, non concepisce i film horror come film di puro terrore e niente più. Tutto è possibile per lui, anche ricavare qualche momento divertente nell’atto stesso dell’omicidio.

Il cinico, detto Decano della cattiveria: è sempre presente in una compagnia. Se non riesci a trovarlo vuol dire che sei tu il cinico e questo ti causa uno sdoppiamento della personalità. Ride sempre nelle scene tragiche e la sua risata è sincera, proprio di cuore. È una fucina di battute cattivissime, le spara a un intervallo di tempo equivalente ai 100 metri di Usain Bolt, e non guarda in faccia nessuno, nemmeno i parenti. Per capirci, il cinico è in grado di prendere in braccio il nonno sulla sedia a rotelle e di dirgli: “Aha! Spassose queste gambe a spaghetto!
Nelle proiezioni tende a sistemarsi su una sedia a distanza sufficiente da tutti per schivare l’allungo dal divano. Dopo sei mesi che lo frequentate, inizierete a chiedervi se il cinico sia una persona realmente esistente o se sia il frutto della vostra immaginazione. Beh, per una volta la verità sta nel mezzo, il cinico esiste, ma è anche una proiezione della vostra mente e vi appare quando vi sentite mediocri e, nella vostra mediocrità, in grado di sopportare la sua cattiveria.

L’insoddisfatto: la differenza fra lui e i vecchi che guardano i cantieri è solo anagrafica. Entrambi si lamentano sempre. L’insoddisfatto guarda quasi esclusivamente film action e parte sempre prevenuto nei confronti di un film che non ha il suo attore preferito. Lo riconoscete dall’espressione annoiata, dallo sbuffo sistematico ogni 10 minuti, ma soprattutto da queste due frasi, ripetute almeno 5-10 volte: “Cazzo però potevano dare una parte a X!” “Pensa se in questa scena arrivasse X!

Il pisellone romantico: è il più tenero e quindi fa sempre una grande tenerezza. Il pisellone è l’amico che si innamora perdutamente della final girl del film, non perde l’occasione di poterla squadrare da capo a piedi e soffre quando lei si innamora di un altro. Quando torna a casa si mette subito alla ricerca del nome dell’attrice, le immagini su google, i video tributo su youtube. Nella prima fase si mette anche a guardare le telenovele dove recita la sua bella, sottotitolate in qualsiasi lingua. L’apice arriva nel momento in cui scova il contatto mail e si mette in testa di dichiararle il suo amore, ma la sua scarsissima conoscenza dell’inglese (è in grado di cantare e di capire solamente “Hello, Goodbye” dei Beatles) annienta ogni sua possibilità di conquistarla. A questo punto passa a una fase depressiva di 2-3 giorni in cui si chiederà perché è nato in Italia e perché non ha fatto il Pet a scuola. Una fase che dura proprio 2 giorni, proprio il tempo di scovare un’altra attrice sconosciuta e di ricominciare tutta la solfa.

L’impressionabile: è al suo primo film horror, non sa cosa sia e la cosa peggiore è che non sa che nei film horror muoiono anche i buoni. Soprattutto i buoni. La sua infanzia è stata segnata dal mito dei supereroi, eterni vincitori sul male supremo. La madre, figura severa e dispotica, ha selezionato i programmi e i cartoni che poteva vedere il pomeriggio, a suo dire adatti per il figlio. La sua merenda quotidiana consisteva in una mela e da un frullato di carote “che tanto bene fanno agli occhi ammamma”; niente dolci perché causano le carie, niente succhi perché hanno i conservanti. Questa massiccia assunzione di carote non gli hanno impedito di portare gli occhiali con le lenti rotonde.
Il suo impatto con i film horror è devastante, perché l’impressionabile pensa che la morte sia esclusiva delle persone malvagie, senza cuore. La sua espressione è un misto fra uno che c’ha lo squarraus e si trova davanti a un cesso a pavimento e il disprezzo per tutte quelle volte che la madre gli ha fatto mangiare i cavolfiori.

Il monoespressivo/il finto impavido: due veri presenzialisti delle visioni collettive.
Il monoespressivo ha già visto il film proposto, ma non lo dice per non creare un’altra disputa per un nuovo film. La sua espressione è impassibile, talvolta assente, per tutta la durata del film, non riuscirete a capire se lo sta realmente guardando o se si sta chiedendo con quale organo respiri. Il suo unico punto di riconoscimento è il mezzo sorrisino, accompagnato da uno sbuffo delle narici, che gli scappa quando riconosce una scena paurosa.

Il finto impavido è il secondo amico che ha visto il film. Al contrario del monoespressivo lui ve lo dice nel momento stesso che inserite il dvd, provocandovi già un odio del 25%. Come se non bastasse, ha la fastidiosa abitudine di anticiparvi le scene paurose con una grande spocchia, per poi sobbalzare e urlare dalla sedia per la paura quando arriva la scena stessa.

L’innamorato scazzato: è innamorato dell’amica ed è presente alle visioni solo se c’è la sua bella. Prima di venire ha contattato l’ometto di casa e gli ha pregato di predisporre i posti prima dell’arrivo di tutti. In questo caso, se il televisore dell’ometto di casa è spostato a sinistra, lui si siederà sull’angolo destro del divano con la ragazza al centro. Non ha particolare interesse del film (per questo motivo sceglie l’angolo con meno visibilità), vorrebbe soltanto che la ragazza rifugiasse gli occhi nella sua spalla sinistra, quando il killer colpisce. La sua tattica è apparentemente perfetta, ma trascura una legge fondamentale delle visioni collettive horror in caso di presenze femminili terrorizzate: se il televisore è spostato verso sinistra e la ragazza è seduta in mezzo, per guardare il film si sposterà più a sinistra e le verrà naturale coprirsi gli occhi sulla spalla del ragazzo alla sua sinistra, invece che con l’innamorato alla sua destra (fate finta d’aver capito). Infatti succede questo, che la ragazza si copre sulla spalla dell’altro ragazzo alla sua sinistra, e l’innamorato ci rimane malissimo e cambia l’espressione, da allegro a scazzato.

Il veggente bestemmiatore: questo personaggio è rarissimo, corrisponde all’ultima figurina che non avete mai trovato per completare l’album. Lo incontrerete una volta nella vita, se sarete fortunati, due al massimo se siete i prescelti. Non lo avete mai visto prima perché puntualmente è un amico di 50° (amico di un amico di un amico etc). Il suo vero nome non si sa, vive in un paesino sperduto, privo di tecnologia. E’ una presenza sfuggevole, si manifesta ai suoi amici due volte l’anno, come la vecchia zia del meridione che vi viene a trovare in autunno e, dal momento che è autunno, quel giorno diluvia. Il soprannome veggente bestemmiatore deriva da un’abilità sovrannaturale che lo rende uno stregone contemporaneo: quando vede un personaggio e gli scappa una bestemmia, volontaria o involontaria, vuol dire che quel personaggio è la prossima vittima del killer. Abbiamo testato la sua abilità con un film appena appena uscito, che non aveva mai visto nessuno. Il risultato? Su 10 personaggi c’ha azzeccato 9 volte, l’unico rimasto è il sopravvissuto.

Il ragazzo delle telenovele: ha passato tutti i pomeriggi post-scuola dell’elementari a casa della nonna, un’adorabile signora con un grande difetto, la passione per le telenovele. Questo povero ragazzo, ai tempi un bambino, le ha viste tutte, da quelle ambientate in Sudamerica alla fine dell’800 a quelle tedesche con i cognomi gutturali. Ma non è tutto perchè oltre ad averle viste, ha assorbito come una spugna i commenti ad alta voce della nonna sulle scene, convinta che potesse alterare il corso degli eventi: “Girati!” “Attenta, fa il doppio gioco!” “Stronzo maledetto!” sono solo tre di una lunga sequela di esclamazioni.
In vostra presenza, per non sembrare uno squilibrato, commenterà a voce bassa, gesticolando un po’ con le mani. In generale gli sentirete dire: “Daaai!” “Cazzo girati!” “Sì ma sta qua però…”

Il pauroso di I livello: la forma più lieve del pauroso. Discreto nel suo terrore, cerca di non far mai notare agli altri la sua paura. Ha uno spiccato senso del fiuto, sa riconoscere in tempo quando una scena degenera nel peggiore dei modi. La sua arma primaria è il cellulare, quando si verifica una scena troppo truculenta lo tira fuori e finge di leggere o scrivere un messaggio. Per non dare troppo nell’occhio alza la testa per pochi secondi, riabbassandola subito dopo.

Il pauroso di II livello: non sopporta i film horror, gli squartamenti e tutto il cucuzzaro sanguinolento di suoni e versi che c’è, ma è sempre presente per dimostrare agli amici di non aver paura. Rispetto al pauroso di I livello, la specie del II è più agitata e di conseguenza meno lucida nell’osservazione. Il suo limite principale è proprio la mancanza di osservazione delle scene, che non gli permette di cogliere in anticipo un possibile omicidio brutale. Si siede sempre vicino alla porta, una posizione tattica che gli permetterebbe di scappare in un’altra stanza. La sua arma primaria è il bagno. Se il pauroso di II livello si alza per andare in bagno lo fa per davvero, per questo motivo prima del film si beve litri e litri d’acqua. Arriva lo stimolo della pipì e il pauroso prontamente la trattiene finché non vede il minimo segnale della “malparata”. In quel momento lo vedrete alzarsi e annunciare senza la minima emozione: “Vado un attimo in bagno, ma non fermate eh!”. Purtroppo sbaglia drammaticamente i tempi almeno 3 volte su 5 e ritorna in sala nel momento in cui c’è una carotide recisa. A questo punto, sulla soglia della stanza, tira fuori il cellulare ed esclama “Oh il cellulare, mia madre!” e finge di rispondere. Qualcuno di voi, da autentico cane bastardo, gli farà squillare il cellulare 20 secondi dopo che finge di stare al telefono. Quella situazione crea la morte sociale.

Il pauroso di III livello: di base è un fondamentalista religioso o proviene da una famiglia di fondamentalisti religiosi. Il suo tempo libero lo spende in oratorio a giocare a ping pong con un bambino di 7 anni o a sedare le risse fra ragazzini nelle partitelle di calcio sull’erba sintetica. Il suo rapporto con la spiritualità è intenso, per questo motivo è facilmente suggestionabile. Alle medie gli avete sconvolto la crescita con le formule per invocare Satana:
Amico 1: “Oh un amico di un mio amico mi ha detto che un suo amico sa come invocare Satana. Devi recitare l’Ave Maria al contrario a mezzanotte con un bicchiere di carta al centro del tavolo.”
Amico 2: “Mah, io sapevo che per invocarlo e farti dire il futuro devi pettinarti tre volte e morsicare una mela rossa lucida, sempre a mezzanotte.”
Il pauroso: “Sìsì è tutto vero! Quella tipa l’ha fatto, le è apparso un puntino rosso sulla fronte ed è impazzita!” mentre diceva questa frase, puntava col dito la tranquilla compagna di classe, indiana (da qui che poi nascono i pregiudizi).
Non guarda film horror perché è proibito come la mela di Adamo, ma è talmente boccalone che voi, sempre da cani bastardi, sfruttate questa sua debolezza e lo invitate a vedere It, spacciandoglielo come il film di un ateo che ha una crisi e si converte. Scoperto il tranello, il pauroso di III grado si guarda tutto il film con gli occhi semi-sbarrati, in uno stato catatonico e col volto pallido. Farà gli incubi per tre settimane di fila e avrà paura di andare in bagno la notte, con la musichetta dell’omicidio che gli rimbomba nella mente.
I paurosi di III livello esistono anche nelle file degli atei, che vi ripetono terrorizzati: “Io sono un uomo di scienza, non esiste! Non esiste! Non esiste!”

Il pauroso di IV livello: “SONO QUIIIIIII QUIIIIIIIII QUIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII APRIMI MAMMAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAMAMMAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!!!!! AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!!!” è la reazione comprensibile di un bambino di 5 anni, ma è anche il vostro stato inconscio che non vi abbandonerà mai.
MAMMAAAAAAAAAAAAA!!!

 POSTFAZIONE DELL'ALTRO CHE TIENE LA BARACCA: non ho parole, ma lo devo dire. SoloFuckin'Cuore.